domenica 26 ottobre 2014

L'inizio

La medusa fluttua dolcemente in quel mare limpido. I tuoi occhi di bambino la seguono. Il suo modo di navigare ti affascina, non riesci capire se si stia dirigendo da qualche parte o se lasci che sia la corrente a deciderlo per lei. Anche il modo in cui interagisce con il mondo a lei attorno ti è incomprensibile. Sarà indifferenza? O magari questa creatura presenta una forma di intelligenza tanto superiore da potersene legittimamente sbattersene?
Non sono mai stato un tipo particolarmente problematico, curioso forse sì e spesso le due cose nella mia famiglia tendevano ad essere confuse. Quell'estate ritorna spesso tra i miei ricordi, non ne so il motivo. Avevo galleggiato intorno a quell'essere per una mezz'ora buona, a debita distanza dai suoi filamenti urticanti, poi credo mio padre mi abbia richiamato a riva. Credo che il motivo fosse qualcosa di banale, probabilmente avevo lasciato incustodito il mio Super Santos e mio padre era dovuto andare a recuperarlo da degli altri bambini che se ne erano impossessati nel frattempo. Adesso mi toccava la ramanzina. Non che me ne importasse. Era il momento di mettere in atto la tecnica della medusa, fluttuare come se il mondo esterno non potesse recarci danno alcuno.
È una bella sensazione! È qualcosa di più a dire la verità. Se lasci che le parole ti scivolino di dosso come acqua puoi concentrarti sugli altri sensi. Ti accorgi del cane che sta abbaiando dietro la figura che ti sbraita addosso. Il movimento delle onde, il gabbiano che sembra immobile nel cielo, il vento che  muove la sabbia. Sei vicino ad un qualcosa di molto simile al Nirvana. Ovviamente hai 10 anni, il Nirvana non hai minimamente idea di cosa sia, però capisci che qualcosa sta succedendo anche se non sai spiegarti cosa.
Dura un attimo, tutta l'attenzione della spiaggia sembra concentrata in un punto alle tue spalle. Ti giri, tua sorella piange. Pare sia stata punta da una medusa.

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